
Nonostante le premesse e la pesantezza della cena, trascorriamo serenamente la prima notte a Casa da Tia Clementina!
Siamo pronti ad affrontare un’altra giornata tosta, con la colazione inclusa nel pacchetto! Qualcosa di salato, un po’ di frutta, yogurt… non ci lamentiamo.
Soprattutto Teo, che si fa preparare una frittatina e gongola all’idea di bere latte e Nesquik! (A casa Marcolini, le robe di marca erano vietate!).


Sotto una pioggerellina fina fina, e una nebbia che non ci abbandona mai, ci lanciamo in un’altra escursione top: Levada do Caldeirão Verde.
13 km in 6 ore – o almeno così dice la guida. In realtà sono più chilometri, ma contiamo di essere più veloci. Parcheggiamo tra i primi al Parque Florestal das Queimadas, e da lì si parte.

Zero dislivello, l’immancabile levada di fianco, e una vegetazione che più verde non si può. In alcuni tratti camminiamo proprio sul muretto della canaletta, con lo strapiombo a lato. All’andata c’è poca gente, così ci fermiamo a fare tutte le foto che vogliamo.





Qualche cascata e poi una serie di tunnel… dove Leti e Teo si piazzano due belle craniate!


Quando i Garmin segnano ormai 8 km (contro i 6,5 indicati dalla guida), finalmente si intravede la caldera: una cascata alta 100 metri, che scende a formare un piccolo laghetto. Attorno, alte pareti verdi sembrano chiudersi su di noi.
Restiamo ad ammirare questo spettacolo, anche se alcuni turisti – per fortuna pochi – non si schiodano dai punti più panoramici.




Ci gustiamo il nostro solito toast, con una banana come dolce. Fare il bagno sarebbe bello, ma le temperature sono decisamente fresche e umide: meglio ripartire.
Al ritorno ci accorgiamo che il numero di turisti è aumentato: stanno arrivando intere comitive. Il percorso diventa un continuo fermarsi, lasciar passare chi va in senso contrario, spiaccicarsi alla roccia per far spazio… e ogni volta sorridere e bofonchiare “thanks, merci, hello, vainmona, a’sorrete, you’re welcome, tomare”.
Aggiungiamoci che in una delle grotte Gigi e Teo finiscono in una poccia di fango… e il gioco è fatto!


Per fortuna siamo di nuovo al parcheggio: super escursione!
Pausa caffè e dolcetto, poi visitiamo il paesino di Santana, dove dormiamo, con le sue tipiche casas de colmo: casette triangolari con il tetto in paglia, che un tempo riempivano l’isola, ma che oggi trovi solo qui.
Quelle in centro sono ormai negozietti per turisti, ed ecco che Giovi, ma soprattutto Leti, si danno dentro di gusto.



A fatica le portiamo via… pausa in appartamento per doccia e relax, e poi si riparte!
Visitiamo un paio di paesi di pescatori sulla costa: prima Faial, con il suo Miradouro do Guindaste, poi Porto da Cruz, con le spiagge piene di surfisti.





Ci piacciono un sacco questi due paesetti, così decidiamo di concludere la giornata nella vecchia capitale dell’isola: Machico.
In verità, essendo molto più grande, ci lascia un po’ così.
Troviamo però un ristorantino di pesce per la cena, dove finalmente assaggiamo le tipiche lapas, le patelle di mare! Belle agliose, ovviamente, ci fanno da entrée per le portate successive: tonno, calamari e polpo!


Tutto molto buono, peccato solo per l’olio in quantità industriali… e i camerieri che continuano a riempirti il bicchiere d’acqua per finire la bottiglia!
Anche oggi abbiamo fatto le nostre… meglio riposare!

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