
Un po’ alla volta ci stiamo abituando a queste colazioni su misura, dove ognuno ordina quello che vuole mangiare. In questo caso c’è pure da fare la scelta entro la sera prima, a mo’ di Villa Monga, ma comunque restiamo soddisfatti.



Dobbiamo invece scegliere cosa fare della nostra giornata nel Connemara, e qui la domanda sorge spontanea: preferiteeeeee andare nel parco nazionale e, dopo una lunga camminata, raggiungere la cima di Diamond Hill, col rischio pioggia freddo neve e che non si veda una mazza?!? Oppureeeee prendere il battello e andare sull’isola di Inishbofin, tanto carina e bellina in perfetto stile irlandese, dove sarete i primi italiani a metterci piede?!?
La scelta cade sull’isoletta. Il tempo di prenotare i biglietti del traghetto e si parte.
Visto che c’è tempo e siamo in anticipo, in auto facciamo la Sky Road Loop, che passa proprio dal nostro B&B e fa il giro della penisoletta di Kingston, offrendo viste panoramiche sulla baia di Clifden e sulle isole al largo della costa. Foto di rito nei punti panoramici e nella spiaggetta finale, dove alle 9.30 c’è già gente che fa il bagno, e poi puntiamo verso l’imbarcadero di Cleggan.




Ma prima, non vogliamo sprecare neanche un minuto: tappa in un cottage di vestitini e prodotti handmade… nemmeno due bambini a Gardaland sarebbero più felici di Giovi e Letizia! L’unica fortuna, per Gigi e Teo, è che abbiano già fatto acquisti nei giorni precedenti e così usciamo a mani vuote.
In fila per salire sulla barchetta ci rendiamo conto che quest’isola attira, piace. Un po’ meno felice è il ragazzo che controlla i biglietti quando, scansionando il QR code del Teo, chiede: “How many?”. E lui risponde: “Matteo”.
Meglio salire a bordo e non aprire più bocca!



Mezz’ora di traversata e ci siamo.
Inishbofin ha origini antichissime e divenne un importante centro monastico nel VII secolo, quando San Colmán fondò qui un monastero. Oggi conserva un forte carattere gaelico ed è famosa per la sua natura selvaggia e la sua storia.


Un giro ad anello di 8 km ci attende per visitare la parte nord, o meglio ovest, dell’isola. Ci incamminiamo, ma subito pit stop al centro informazioni che, oltre ad avere dei bellissimi WC, vende delle manopole di lana che più belle non si può e così la Leti non se le fa scappare.
Ma iniziamo a camminare o no? Su, che el sol se magna le ore… quale sole, non si sa!
Attraversiamo stradine e piccole casette, poi sentieri nei prati verdi, con le pecore a due passi! Ci piace decisamente!





Quando siamo a poco meno di metà strada, dunque nel punto più lontano, cerchiamo una piccola grotta dove arriva l’acqua dal mare: molto caratteristica! Ci spariamo pure un po’ di frutta secca e banana… finché non arriva una bufera di pioggia e vento!
Spettacolo! In quattro e quattr’otto ci rimettiamo in marcia, già belli zozzi! E, appunto, siamo solo a metà strada.










Il paesaggio rimane molto bello ugualmente, e lo stesso vale per i panorami che, ahinoi, dobbiamo però un po’ immaginare. Quando ormai iniziamo ad essere stanchini, alla fine saranno più di 9 km, finalmente torniamo al paese… oddio, al punto dove siamo sbarcati, che raccoglie quelle cinque case dell’isola, e cerchiamo un baretto per scaldarci.
Ci spariamo una zuppa calda a metà pomeriggio: meglio dei crucchi sul lago di Garda!
Memori delle disavventure norvegesi, ci mettiamo presto in coda per il traghetto di ritorno e, in men che non si dica, siamo in stanza a farci una meritata e sperata doccia calda!
Serata ancora in paese, ancora a mangiare le solite cose: se non è fish and chips è hamburger, se non è stufato è pesce e purè! Ma ci gustiamo le belle atmosfere nei pub, tra musica, tanta gente, Guinness e whisky del Teo!



Che riesce da solo a ordinarne uno: avrà imparato il linguaggio dei segni per spiegarsi? Ma, appoggiando poi il bicchiere su un tavolo libero, rischia pure di farselo fregare dal cameriere!
Ok meglio andare a riposare, che anche oggi abbiamo fatto le nostre!

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