Sesto giorno: direzione Saragozza

Un’altra notte é passata serena all’Aquarius, ci svegliamo e facciamo colazione con calma.

Cominciamo a sbrigare le pratiche di sistemazione in vista della partenza e passano Diego e famiglia a salutarci, qualche chiacchiera ed è tempo davvero di partire così ci salutiamo con la promessa di rivederci da qualche parte.

Acque grigie svuotate, bici caricate (sta volta con grande maestria, va detto) e si va. Primo obiettivo non incastrarsi nelle strade strette dei paesini dei dintorni e riuscire a trovare un benzinaio. Superato con successo il primo traguardo, si va in direzione autostrada.

Il paesaggio cambia e passiamo dai meleti (che mai ci saremmo aspettati di trovare in Costa Brava) ai pini marittimi per passare al paesaggio montano dei Pirenei con tante curve, salite e discese. Meno male che l’autostrada è quasi vuota ad eccezione di qualche camion e qualche camper.

Finalmente, ormai stanchi di vedere solo indicazioni per Barcellona ovunque ci trovassimo, ecco che appare il primo cartello per Saragozza, e anche il paesaggio cambia nuovamente passando un po’ alla volta prima a praterie gialle e sterminate e poi ad un vero e proprio deserto con tanto di dune.

Percorsi quasi 200km nel deserto totale, con 39 gradi esterni, senza pause e una pasta fredda mangiata in camper mentre si andava, raggiungiamo la periferia di Saragozza, che sorge davvero in mezzo al nulla.

Dopo 5 ore esatte di viaggio siamo al Camping Municipale de la Ciudad Zaragoza che sorge in una zona periferica della città dove stanno costruendo tanti nuovi edifici.

Il campeggio è ottimo e fortunatamente molto verde, al nostro arrivo la nostra piazzola è bella all’ombra e così anche il caldo è tutto sommato sopportabile. Allestiamo solo il minimo indispensabile visto che sarà una tappa breve e ci lanciamo in piscina.

Rimasti in ammollo più di un’ora, i ragazzi si spostano ai campi da basket/calcio/pallavolo dove Antonio fa amicizia con un ragazzino spagnolo troppo simpatico. Si sono tempestati di domande a vicenda, ma quando lui ha chiesto ad Anto “tu película preferida” ecco che è entrato in crisi: mamma cosa vuol dire película?? Fatto un po’ da interprete tra i due, giocato al parco giochi con Rosa sono già le 19 e, anche se staremmo qui all’infinito (anche per c’è una zona amache tra gli alberi niente male) ci docciamo e chiamiamo un taxi. Per l’esattezza anzi due taxi, dato che in 5 non ci fanno salire.

In 15 minuti esatti siamo in centro e facciamo una passeggiata lungo il fiume Ebro dove c’è il quattrocentesco Puente de la Piedra. Qualche foto di rito con vista sulla Cattedrale del Pilar e via al ristorante che siamo già in ritardo.

Sono quasi le 21 e ci sono ancora 34 gradi, ma il ristorante Los Xarmientos ha un’aria condizionata a bomba che sembra di essere a Cortina.

Entrecot e patate per tutti tranne Manuel che vorrebbe il menu degustazione, ma non gli viene concesso perché destinato solo a intere tavolate. Ripiega su migas e il piatto della casa xarmientos grelhados, cosa siano nessuno lo sa.

La cena va bene, ma non ci fa impazzire, iniziamo a giocare a “quattro ristoranti”: al servizio che voto daresti? E al menu? Location?

Usciamo per un passeggiata finale e veniamo sorpresi dalla quantità di turisti (tanti anche italiani) che si sono sognati di passare i giorni di ferragosto a Saragozza.

Siamo ormai in direzione taxi, ma Rosa, che sembrava ormai cotta a puntino, non si sa come, capisce che tutta la gente in coda davanti a una vetrina é in attesa di comprare un gelato e ne vuole assolutamente uno anche lei. Inutile persuaderla, dopo alcuni minuti decidiamo di accontentarla: in fondo se lo meriterebbe proprio un gelato, peccato che davanti a noi ci saranno almeno una trentina di persone con un’unica gelataia al banco. Ormai senza più filtri appena passa una coppia con una coppetta di gelato in mano, chiediamo dove l’avessero presa e ci indicano un’altra gelateria in fondo alla via. Corriamo lì nella speranza che non ci sia troppa coda. Appena in tempo perché dopo di noi è arrivato il mondo. Tutta felice e rinvigorita dal gelato, Rosa comincia a correre dappertutto dovendo fare scatti da centometristi per bloccarla prima che si cacciasse in qualche guaio.

É arrivato proprio il momento di rientrare, proviamo con Uber ma alla fine saranno solo soldi buttati perché non fa salire Rosa se non abbiamo il nostro seggiolino (!). A forza di aspettare passa un taxi, dobbiamo avergli fatto pena perché al secondo “por favor” ci fa salire tutti e 5 e via.

Mezzanotte in punto ed eccoci al campeggio. Sta sera neanche bibe o libro prima di dormire. Pigiama al volo e a domani.

Buenas noches.

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