
Galway e la sua anima festosa notturna ci sono entrate nel cuore, ma lasciamo la città con la prima vera pioggerellina della vacanza. Un piccolo assaggio di Irlanda autentica, giusto per non farci mancare nulla.
Il cielo nuvoloso ci accompagna per tutta la strada lungo il Connemara Loop, tra laghi avvolti dalla nebbia, montagne frastagliate e le immancabili pecore e caprette, che fanno da cornice ai bordi delle classiche strette strade irlandesi.
Arriviamo a Leenaun, un grazioso paesino all’estremità del Killary Harbour, l’unico fiordo d’Irlanda, dove la valle del Maam incontra l’Atlantico. Qui merita una menzione speciale lo shop del museo della lana, pieno di bei manufatti tipici. La Giovi si fa ingolosire da un maglione irlandese che sembrava proprio fare al caso suo… ma alla fine ha desistito.
«Ogni lasciata è persa», diceva qualcuno. Staremo a vedere!

Del fiordo soleggiato, quello delle cartoline per intenderci, noi ovviamente non vediamo una mazza: qui serve un certo sforzo di immaginazione. Ma continuiamo il nostro tour.
Facciamo anche una deviazione verso una sheep farm, nella speranza di assistere a una delle famose dimostrazioni con i cani da pastore, attività qui molto in voga, ma un simpatico “irish man” ci conferma che siamo fuori orario.




Puntiamo quindi all’abbazia di Kylemore, uno dei luoghi più famosi e fotografati della contea di Galway. Costruita nel 1868 come castello neogotico da Mitchell Henry, divenne in seguito un monastero benedettino nel 1920.
L’abbazia sorge sulle rive di un lago, con alle spalle i pendii dei Twelve Bens, e il suo riflesso nell’acqua è una delle immagini simbolo del Connemara.
Avete presente quelle foto spettacolari con il castello perfettamente riflesso nel lago, cielo azzurro e luce da fiaba?
Ecco, secondo sforzo di immaginazione ed entriamo!
Alla modica cifra di 18 euro cad, acquistando i biglietti online, possiamo visitare il piano terra dell’abbazia, la chiesa gotica e i giardini vittoriani. Bella visita, davvero, e proprio all’uscita… miracolo! Il cielo finalmente si apre e ci regala qualche scorcio di sole.













Riprendiamo la strada lungo la Inagh Valley, costeggiando il lago e fermandoci al punto panoramico con la sua isoletta di pini. Qui ci sarebbe da fermarsi praticamente ad ogni curva, ma il nostro driver, giustamente, non può trasformare il tour in una seduta fotografica.





Quindi prosegue, mentre noi ci godiamo la strada e i panorami dal finestrino.
Ultima sosta della giornata: Dogs Bay e la sua dirimpettaia Gurteen Bay, due delle spiagge più famose della zona.
Una distesa di sabbia finissima, la marea bassa e un’acqua che, a guardarla così, quasi quasi inviterebbe a fare un bagnetto.
Quasi.
La brezza pungente fa infatti tirare i remi in barca anche al Teo, il più impavido del gruppo, che dopo un’attenta valutazione del rischio di finire come ad Ibiza decide saggiamente di limitarsi a «pociare» i piedi.
Leti invece incontra un nuovo amico “gom”? La pronuncia la sa solo lei, che le fa compagnia fino al momento di farlo tornare dai suoi amici. Tutto vero, maestra Letizia fa parlare le alghe della spiaggia!!








Entro le 18 ci aspettano per il check-in all’Hillside Lodge, un B&B arredato a tema musicale che si trova a pochi minuti da Clifden.

Dopo una rinfrescata, usciamo per la serata e ci concediamo un’ottima cena da Mannion’s, veloci questo l’abbiamo capito, non prendono prenotazioni e si mangia solo prima delle 21, ci infiliamo poi in un pub ad ascoltare un po’ di musica dal vivo.
Alcuni accompagnatori, forse improvvisati amici dei musicisti hanno qualche primavera sulle spalle. Ma quanto sono forti!
Via a letto che c’è chi deve ancora iniziare a scrivere il blog, l’è un laoro butei!



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