An naoú lá: prima la contea di Sligo e poi il Donegal, e una fantastica location

Si sa che la vita in un campeggio non è proprio comodissima: bella, sì, ma con qualche piccolo sacrificio. E il nostro glamping della Terra di Mezzo non è da meno. Ed ecco che, intorno alle tre-quattro di notte, i nostri tre nani, Gigi, Leti e Giovi, quatti quatti, si adoperano per raggiungere, non certo silenziosamente, i bagni esterni. L’orco Teo sbuffa, si volta dall’altra parte e riprende a dormire!

Il mattino, ahinoi, si presenta ancora con cielo grigio e acquazzoni improvvisi. Salutiamo Gandalf, Bilbo e compagnia cantante e ci spariamo una mega colazione alla Bakery Gourmet Genie, prima di proseguire per la cittadina di Sligo, attraversando così tutta la contea di Mayo (fresca vincitrice del campionato di calcio gaelico, per gli appassionati!).

Comunque, a Sligo finalmente ci godiamo un po’ di soletto, i soliti immancabili acquisti delle signore e un po’ di cultura, visto che qui è famoso lo scrittore William Butler Yeats: «Cammina leggermente, perché cammini sui miei sogni». Mah…

Mentre si torna al parcheggio dell’auto, un po’ per lo sfinimento da shopping, un po’ per esigenze diuretiche, Gigi e Teo si fermano al pub Foley’s Bar. Si chiacchiera con birrette in mano quando un vecchietto, seduto dietro di loro, ci chiama per spiegarci quali sono i posti più belli della zona, con tanto di foglietto riepilogativo, distanze e indicazioni: un tour meglio di un’agenzia viaggi!

In un attimo il programma della giornata cambia: decidiamo di assecondare il vecchietto e di fidarci dei suoi consigli. Il Donegal può attendere!

Ci buttiamo prima sulla foresta di Hazelwood, con il suo splendido laghetto, e poi sulla cascata di Glencar.

Tornando sulla strada principale, tappa alle scogliere di Mullaghmore, con il suo castello in lontananza.

Basta indugi: si punta al Donegal e al paese di… Donegal. Che originali! Guai a perdere tempo con tappe, tappette, negozietti… Infatti ci ritroviamo in una sorta di centro commerciale di artigiani handmade! Madre de Dios, che pazienza!

Almeno riusciamo a fare un giretto per il paese, un piccolo borghetto medievale. Ma il clou deve ancora arrivare!

Se il 25 febbraio avevamo preso i biglietti dell’aereo, dal 26 il Teo aveva iniziato a puntare alla possibilità di dormire in un faro. Dopo precise e mirate ricerche, incrociando disponibilità, location e tour della vacanza, ecco che era riuscito a bloccare per due notti quella che fu la casetta del custode del faro di Saint John’s Point.

Hype a livello esagerato, aspettativa incalcolabile man mano che ci avviciniamo alla struttura (10 km dal paese più vicino!), ma finalmente eccoci arrivati!

Abbiamo coronato il suo sogno, ma è giusto ammettere che mai scelta fu così azzeccata. Siamo solo noi, in fondo a questo promontorio, con l’oceano davanti e le onde alte sugli scogli. E una casetta che ha tutto quello che deve avere per rimanere nei nostri ricordi!

Foto di rito, ci gustiamo il tramonto e poi cena handmade: finalmente un po’ di verdura, insalata e pomodori, ma soprattutto chef Gigì, che prepara un ottimo risotto all’Amarone (ok, era Merlot, per non sforare il budget).

Una serata perfetta. Restiamo a guardare il faro, con quella luce che va e viene, e poi… buonanotte, mondo.

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