
Marcolini Tour: è da quando abbiamo acquistato i biglietti per il viaggio a Madeira che non si dà tregua! Ce la faremo, con uno scalo di solo un’ora a Lisbona, due compagnie aeree diverse, il trasferimento da un terminal all’altro… ad atterrare sull’isola portoghese dell’eterna primavera, nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico?!
Con questa ansietta in corpo, dopo aver valutato tutti i possibili scenari, partiamo con la ormai rodata formazione Cordioli/Goni – Marcolini/Murari.
Il P3 di Orio al Serio ci aspetta, che poi, con il servizio navetta, non è neanche così male.
Ore 9:45, partenza del volo. Qualche ritardo nel decollo, ma coi tempi ci siamo.


Sorvoliamo Lisbona — quanti ricordi ci legano a questa città! — e, senza indugio, seguiamo la scritta “connecting flight”. Praticamente in tre minuti siamo già nel terminal delle partenze. Il nostro gate deve ancora uscire e ci sta pure un panino “tipico francese” al bar. La Giovi vede già dei pastéis de nata e le si illuminano gli occhi, ma meglio preservare lo stomaco durante il viaggio.
EasyJet ci siamo, aeroporto Cristiano Ronaldo arriviamo!



Ripartiamo… e aspettiamo… ma chi se ne fraga, evviva: ce l’abbiamo fatta! Atterraggio turbolento sulla pista che quasi finisce in mare, e via verso il noleggio locale Rodavante.
Per la prima volta non ci propongono assicurazioni integrative (che tanto non avremmo capito), quindi andiamo a ritirare la nostra Fiat Tipo, belli tronfi dell’affare (sperando di aver fatto la cosa giusta!). Alla consegna c’è un banchetto che a momenti tirano fuori pane e salame…

Prendiamo una sorta di statale/tangenziale che viaggia vicino alla costa e, fra un susseguirsi di gallerie e bananeti (ma quanti ce ne sono?!), proviamo l’ebbrezza delle strade impervie che tanti ci hanno decantato.


Proprio quella che ci porta al Blooming Botanic Houses, zona Calheta: il nostro appartamento per le prossime quattro notti! Ben dai, arrivati siamo arrivati… che spettacolo!
Sono quattro casine abbarbicate su un terreno in salita. La nostra, “Fogo”, ha vista parziale sull’oceano. Casetta arredata con gusto, un giardino con plateatico, un bel soggiorno… proprio un bom bom!



Ci sistemiamo e cerchiamo di capire dove sia la piscina di cui parlava Booking.
Gente che entra quasi in casa degli altri, uno nel bananeto, l’altro che gira facendo lo gnorri… i nostri vicini ci avranno scambiati per dei guardoni. Alla fine scopriamo che è a due passi, proprio sopra di noi.
Detto fatto: costume e via a rinfrescarci! Anche se la temperatura è mite, era un’attrazione troppo allettante.




Un po’ di relax sdraiati al sole, e nel frattempo conosciamo anche Jeroien, il proprietario della nostra casetta. Un tipo super spigliato, che ci consiglia subito un ristorante a cinque minuti a piedi da noi. Soluzione ottima per la serata.
Docciati e indossati gli abiti più eleganti che abbiamo in valigia — cioè pantaloni da trekking e camicia a quadri (Gigi, icona di stile anche in vacanza) — ci incamminiamo verso il ristorante Bago.
Pit stop all’alimentari rimasto agli anni ’50, per prendere una colazione frugale per domani, e a due passi eccoci arrivati.
La prenotazione è d’obbligo, e noi abbiamo seguito il consiglio: pochi tavolini sotto un pergolato e una terrazza vista mare. Silenzio assoluto, in un paese di quattro anime, probabilmente.
Cominciamo bene, con un menù un po’ ricercato che ha poco di tipico, ma la guancetta, le orate e la picanha vanno giù che è un piacere. Il tutto accompagnato da una buona bozza di vino locale che “se fa pagar”… ma la ragazza aveva fatto uno spiegone che non potevamo ignorare!



Pance soddisfatte, torniamo a casa. Il viaggio e l’ora di fuso ci fanno andare a nanna, addirittura al fresco da dover usare le coperte: domani ci aspetta la prima giornata di trekking!

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