Tercer día: ¡Feliz cumpleaños, Paella!

Il fatidico giorno è arrivato!
Oggi niente feste tradizionali, processioni o fuochi d’artificio: si festeggia il compleanno della Giovi!
Dopo colazione, su consiglio di Antonio, la guida, raggiungiamo il primo posteggio di bici ValenBiSi. “Solo 4 euro, le più economiche della città”, ci aveva detto. Per fortuna con noi c’è il responsabile dei trasporti Zanardi, che riesce a districarsi tra le pratiche di sblocco delle bici — non senza qualche difficoltà. Quattro euro… gli ultimi, ma vabè partiamo al solito motto “non vorrai mica morire ricco!”.

E così iniziamo a goderci Valencia sulle nostre due ruote.
La città è collegata benissimo dalle piste ciclabili e pedalare è un piacere. Attraversiamo tutto il Jardín del Turia, il lungo parco urbano nato nel vecchio letto del fiume Turia dopo la devastante alluvione del 1957: 9 chilometri di aree verdi, giardini, campi sportivi e zone relax.


Facciamo anche qualche deviazione tra i giardini in fiore di Monforte, qui la primavera è davvero esplosa, uno spettacolo! Immancabile la sosta al celebre Parco Gulliver, con il gigantesco Gulliver-scivoli che fa impazzire i bambini… anche se pure la festeggiata decide di cimentarsi con uno degli scivoli, sfoggiando la sua nota agilità!


Presto arriva l’ora di pranzo: ci aspetta la vera paella valenciana da Arrocería Maribel, nel Parque Natural de l’Albufera, culla del celebre piatto.
Ma come raggiungere El Palmar e il ristorante fuori città? Il comodissimo bus 24 arriva puntualissimo… ma completamente pieno, lasciandoci a piedi. L’alternativa? Aspettare un’altra ora, oppure affrontarla in bici “vuto che mora” no troppo distante. Oppure…? E qui interviene il Zizzu che, tramite Uber, ci procura un super passaggio con il mitico Camilo, che in men che non si dica ci porta a destinazione.


Qui non si scherza: a Valencia la paella si mangia a pranzo, e quella originale è con pollo, coniglio, taccole e fagioli grandi.
Noi, da veri intenditori, ordiniamo quella… e altre mille tapas “per ingannare l’attesa”. In pratica: ce sfonnamo.


Tra tinto de verano e pinte di cerveza decidiamo poi di goderci la laguna con il classico tour, scelto a caso “paseos de roig” 5 euro, sulle barche storiche dei pescatori. Quarantacinque minuti sotto il sole caliente delle quattro del pomeriggio: a momenti cala la palpebra, ma resistiamo ascoltando curiosità su questo luogo fatto di risaie, canneti e scorci che sembrano usciti da un’isola tropicale.


Finito il tour, stavolta riusciamo finalmente a prendere il bus. Parte così il “viaggio della speranza”: stipati come sardine, con una signora inferocita che insulta l’autista dandogli dell’“hijo de puta”.
Folklore spagnolo a parte, ci concediamo una meritata horchata valenciana — bevanda tipica a base di chufa, acqua e zucchero — accompagnata dagli immancabili fartons, soffici dolci perfetti da intingere.
E dove provarla se non nello storico locale Horchatería Santa Catalina, nel cuore della città?


Un po’ di riposo, doccetta veloce e via per l’ultimo giro serale al Barrio del Carmen, il quartiere storico più famoso di Valencia, tra vicoli, street art, piazzette e locali. Ci fermiamo a mangiare “giusto due tapas” da El Patio de Pepa | Tapas y Cócteles.

E per chiudere in bellezza, un’agua de Valencia al Café Madrid.
Festeggiato a dovere, si torna in appartamento felici, contenti e sgionfi!

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